
Casa degli Omenoni: gli otto giganti che sorvegliano Milano
2026A pochi passi da piazza San Fedele, nel pieno centro di Milano, ci sono otto uomini giganteschi che sembrano reggere una casa sulle spalle. Non sono lì per caso. E la storia del loro proprietario è quasi più sorprendente della facciata.
Bentornati, curiosi del giovedì!
Se passate da via degli Omenoni è difficile non fermarsi. Il palazzo non ha bisogno di insegne: a richiamare lo sguardo bastano loro, otto figure maschili scolpite in pietra, alte, severe, immobili da quasi cinque secoli. Sono i famosi Omenoni, gli “omoni” che hanno finito per dare il nome non solo alla casa, ma anche alla strada.

Dietro quella facciata c’è Leone Leoni, uno dei grandi scultori del Cinquecento e, a giudicare dalle cronache, un uomo dal carattere tutt’altro che docile.
Leone Leoni: artista di corte, ma non proprio un tipo tranquillo
Leoni arriva a Milano nel 1542. Prima aveva lavorato a Roma e poi a Genova, dove si era rifugiato dopo una vicenda decisamente poco edificante: nel 1540 aveva ferito durante una rissa Pellegrino da Leuti, gioielliere e tesoriere papale. Non esattamente il curriculum che ci si aspetterebbe da un artista destinato a lavorare per un imperatore.
Eppure il talento non gli mancava. A Milano ottiene l’incarico di scultore dei coni presso la Zecca imperiale e in breve entra nell’orbita di Carlo V d’Asburgo. Lavora per la corte, realizza ritratti e monumenti celebrativi e conquista una posizione di enorme prestigio. Nel 1546 l’imperatore gli assegna una casa nel centro della città; Leoni ne entrerà effettivamente in possesso qualche anno dopo e la trasformerà nella propria abitazione, nel laboratorio e, soprattutto, nella cornice perfetta per mettere in scena il proprio successo.
La residenza prende forma nel cuore della Milano cinquecentesca. Giorgio Vasari, passando in città nel 1566, la vide e la ricordò. Non stupisce: una facciata come quella non era pensata per passare inosservata.
Chi sono davvero gli Omenoni?
Gli otto giganti del piano terreno sono telamoni: figure maschili utilizzate come elementi architettonici, l’equivalente maschile delle cariatidi. Il progetto della facciata viene ricondotto a Leone Leoni, mentre la traduzione in pietra dei colossi è attribuita allo scultore Antonio Abbondio.

Guardandoli da vicino, però, si capisce che non sono semplicemente “uomini che reggono il palazzo”. Sono prigionieri, barbari sconfitti, costruiti secondo un linguaggio che guarda all’antichità romana e alla celebrazione del potere imperiale. Sopra le figure compaiono persino i nomi dei popoli rappresentati: Svevo, Quado, Adiabene, Parto, Sarmata e Marcomanno. È un’immagine politica prima ancora che decorativa: Roma — e per estensione l’Impero — domina i suoi nemici.
Per Leoni il messaggio era perfetto. Era lo scultore di Carlo V, lavorava per una corte che faceva della propria immagine un vero strumento di potere, e trasformò la facciata di casa in una specie di manifesto personale. Anche i leoni scolpiti qua e là non sono una scelta casuale: rimandano direttamente al cognome del proprietario.

La curiosità della Fenice
Una casa che era anche una collezione
Casa Leoni non era soltanto un’abitazione. All’interno si trovava una raccolta d’arte celebre, costruita da Leone e poi ampliata dal figlio Pompeo: dipinti, sculture, calchi dall’antico, opere dei grandi maestri del tempo. Le fonti ricordano opere di Tiziano e Correggio; Pompeo Leoni entrò inoltre in possesso di un importante nucleo di disegni di Leonardo provenienti dall’eredità di Francesco Melzi, materiale che in seguito fu in parte disperso e in parte confluito nelle grandi raccolte leonardesche milanesi.
Immaginare oggi quegli ambienti è difficile. Gli interni sono stati modificati più volte nel corso dei secoli e dell’assetto cinquecentesco resta molto meno di quanto lasci intuire la facciata. Tra Ottocento e Novecento il palazzo subì trasformazioni profonde; nel 1929 intervenne anche Piero Portaluppi, che ridisegnò diversi spazi per il Nuovo Circolo, il futuro “Clubino”, arrivando perfino a progettare una piscina nel cortile.
La facciata, invece, è rimasta sorprendentemente leggibile. L’attico e alcuni elementi sono successivi, ma gli otto giganti continuano a fare quello per cui erano stati pensati: impressionare chi passa.
Il dettaglio che cambia la strada
La cosa più bella di Casa degli Omenoni, forse, è proprio questa: si trova in una zona dove si passa in fretta. Siamo a pochi minuti dal Duomo e dalla Scala, in mezzo a un centro storico che sembra già conosciuto da tutti. Poi si svolta in via degli Omenoni e ci si ritrova davanti a otto barbari in pietra, a una casa di uno scultore imperiale e a una storia che parte da una rissa a Roma e arriva fino a Portaluppi.
Milano funziona spesso così. Non nasconde necessariamente i suoi tesori: a volte li lascia semplicemente in mezzo alla strada, aspettando che qualcuno alzi gli occhi.
Dove siamo
Casa degli Omenoni
Via degli Omenoni 3, Milano
L’edificio è oggi sede privata; la facciata è naturalmente visibile dalla strada.
E voi, conoscevate la storia della Casa degli Omenoni? Se vi va, raccontatecelo nei commenti: ci piace che La Fenice Curiosa continui anche con le vostre memorie, domande e curiosità.
Milano non finisce mai di raccontarsi. A giovedì prossimo, curiosi.
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No non conoscevo questo palazzo pur avendo vissuto molti anni a Milano. Al mio ritorno non mancherò di andare a vederlo. Grazie fenice curiosa







No non conoscevo questo palazzo pur avendo vissuto molti anni a Milano. Al mio ritorno non mancherò di andare a vederlo. Grazie fenice curiosa